L’uomo del sacco e quella voce che non si dimentica: un ricordo di Trentola Ducenta

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Tante volte mi sembra di sentire ancora la sua voce risuonare, così intensa e acuta, mamma mia che voce aveva! Eppure non riesco a ricordare il suo nome, ma il suo volto sì, quello è rimasto impresso nella mia mente nonostante siano passati tantissimi anni da quando non lo vedo più per le strade di Trentola Ducenta.

Ma chi è questa persona di cui parlo? Non ho detto il nome, e forse qualcuno leggendo si sarà incuriosito, iniziando a immaginare chi potrebbe essere.

Erano tempi diversi, quando la nostra vita non era così tecnologica come oggi. Era raro vedere qualcuno intento ad ascoltare musica o video da un piccolo dispositivo tra le mani. Certo, esistevano le radioline, quelle grandi quanto un pacchetto di sigarette. Ne ricordo una in particolare, la Grundig Micro Boy 300: penso di averne ancora una in qualche vecchio cassetto, in un mobile dimenticato in cantina.

Ma torniamo alla persona di cui parlo. Si tratta di un uomo, un ragazzo all’epoca, che negli anni ’80 e forse anche nei ’90 si sentiva spesso gridare per le strade di Trentola Ducenta. Chiamava tutti “zia” e “zio”. Appena vedeva qualcuno fuori da un portone o una signora affacciata alla finestra, la sua voce acuta e intensa, quasi fastidiosa, risuonava: “Ziaaaaaaaa, la ziaaaaaaa! Come stai? Da quanto tempo non ci vediamo! Stai bene ziaaaaaaaa?”.

Portava sempre con sé un sacco enorme di plastica, di quelle rigide e opache che ormai sono solo un ricordo. Dentro quel sacco c’erano confezioni di detersivi, pesanti, anzi pesantissime.

Era un venditore ambulante, e si sentiva spesso dire: “È arrivato zia e zio” o “È arrivato il nipote”, in napoletano. Era un uomo di statura media, magrissimo, ma riusciva comunque a trasportare quel sacco gigantesco. Con il suo modo di fare, tra il tragicomico e il drammatico, riusciva sempre a vendere qualcosa a chiunque, magari un pacchetto di fazzoletti, una bottiglia di shampoo o una saponetta. Era un’epoca in cui non c’erano internet, centri commerciali o grandi magazzini di detersivi. Lui si contrapponeva ai venditori con il treruote pieni di merce, alle salumerie che vendevano di tutto o ai piccoli supermercati di paese.

Non si limitava a Trentola Ducenta, ogni giorno visitava un paese diverso, scegliendo quelli dove, secondo lui, la gente era più simpatica e buona. Per anni ho pensato che i cittadini di Trentola Ducenta fossero davvero tra i più cordiali del circondario, perché lui veniva sempre accolto con calore. Poi, a un certo punto, non l’ho più sentito. Come spesso accade, alcune persone smettono di essere parte del quotidiano. Forse l’età, forse il peso di quel sacco che il suo fisico esile non poteva più sostenere. Guardandolo in viso, si notava che il tempo passava per lui più velocemente, e ogni volta che lo incrociavo sembrava avere un dente in meno. Una curiosità strana, vero?

Probabilmente il suo modo di parlare, urlare e spalancare la bocca attirava il mio sguardo su quel particolare. Sta di fatto che rimarrà uno dei personaggi più strani e memorabili della mia infanzia e giovinezza, difficile da dimenticare. Magari qualcuno, leggendo questo racconto, ricorderà il suo nome o dove abitava. Oppure semplicemente gli verrà alla mente, come è successo a me.

Chissà, forse qualcuno saprà dove si trova oggi e gli racconterà che un cittadino di Trentola Ducenta si ricorda ancora di lui e, soprattutto, della sua voce. Ciao “la Ziaaaaaaaaaaaa!”

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