Il deejay è un mestiere vero: ben oltre il semplice intrattenimento

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Una delle domande che mi viene rivolta più spesso è: “Ma il deejay è davvero un lavoro?”
La risposta è netta: assolutamente sì. E lo è a tutti gli effetti.

Nonostante ancora oggi molti lo considerino un passatempo o un’attività “di passaggio” in attesa di un’occupazione ritenuta più stabile, quella del DJ è una professione riconosciuta e regolamentata, tutelata da contratto collettivo nazionale (CCNL) per i lavoratori dello spettacolo. Non parliamo quindi di improvvisazione, ma di una figura professionale con competenze tecniche, culturali e relazionali precise — spesso sottovalutate.

Per me, il DJ è un artista a tutti gli effetti: una persona con profonda cultura musicale, tecnica avanzata, capacità di interpretare il pubblico in tempo reale, comunicare emozioni e generare aggregazione autentica. Il DJ è, da sempre, un catalizzatore sociale.

Una professione scelta dai giovani — e non per caso

Non sorprende che oggi questo mestiere sia tra i più ambiti dai giovani: è creativo, stimolante, in continua evoluzione grazie anche ai nuovi linguaggi digitali.
Viviamo in un’epoca in cui il bisogno di esprimersi, di creare comunità e di ritrovare momenti reali di condivisione è fortissimo. E il DJing risponde esattamente a tutto questo.

La musica, infatti, non dovrebbe avere un ruolo marginale nella nostra società. Oltre a rappresentare identità, emozioni e appartenenze, è un potente strumento di benessere psicologico: favorisce la concentrazione, riduce lo stress, stimola la creatività. È scienza, non opinione.

Orlando Ferrara durante un live set negli anni ’90

Un passo fondamentale sarebbe investire seriamente nell’educazione musicale a livello locale, non come attività “di contorno”, ma come strumento sociale strategico.
Territori come Trentola Ducenta, dovrebbero investire in laboratori musicali pubblici accessibili a tutti, magari in collaborazione con scuole, associazioni culturali e amministrazione comunale. Un’occasione concreta per coinvolgere i ragazzi in modo sano e costruttivo, creando luoghi di incontro reale, non solo digitale.

Oggi più che mai serve inclusione, aggregazione, comunità vera. Perché troppi giovani vivono isolati tra smartphone, videogiochi competitivi e contenuti iperstimolanti che alimentano ansia, distrazione e disconnessione sociale.

Chiudo con il mio motto di sempre, che sintetizza tutto ciò che ho imparato in anni di esperienza:

“Il DJ non è una moda. È Arte.

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