La Città che non ha mai sognato

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Ci siamo abituati al degrado!

Non è avvenuto in un giorno, ma è il risultato silenzioso di anni in cui l’indifferenza non ha trovato ostacoli. Le strade malridotte, i marciapiedi dissestati o inesistenti, le piazze spente non sono più segni di emergenza: sono diventati parte del paesaggio quotidiano, un’abitudine che ci siamo concessi senza neppure accorgercene. Il degrado culturale, sociale, politico e urbanistico ha trovato casa dentro di noi, e noi dentro di esso.

Il degrado culturale si manifesta nei sorrisi rari, negli spazi vuoti, nei giovani che non hanno punti di riferimento e nelle biblioteche silenziose. Ci siamo abituati a non leggere, a non confrontarci, a non partecipare, a non sognare insieme. Il degrado sociale si insinua nei rapporti chiusi, nel piccolo orticello di ognuno di noi, dove coltiviamo esclusivamente i nostri interessi, ignorando ciò che è di tutti. Viviamo in microcosmi individuali, dove la città appare sempre più lontana, come un bene che non ci appartiene più o che non ci è mai appartenuto, un corpo estraneo che osserviamo senza partecipare.

Il degrado politico rende tutto più pesante. L’assenza di visione, la superficialità delle scelte amministrative, l’indifferenza verso la qualità della vita quotidiana ci hanno insegnato a rassegnarci. Gli spazi pubblici vengono trascurati perché sembrano una battaglia persa, e noi, lentamente, accettiamo l’idea che vivere in una città trascurata sia normale.

Il degrado urbanistico completa il quadro: edifici abbandonati, spazi verdi inesistenti o maltenuti, strade che raccontano storie di incuria. Ci siamo abituati a guardare il cemento prima della vita, a considerare l’assenza di cura come destino. Ma la bellezza e la dignità non sono lusso: sono segnali di rispetto, di attenzione, di speranza.

Eppure, anche in questo torpore, una scintilla di possibilità rimane. Riconoscere che ci siamo abituati al degrado è il primo passo per uscirne. Servono gesti quotidiani, piccole attenzioni, la voglia di trasformare il cemento freddo in luoghi vivi. Servono cittadini che ricordino cosa significa sognare insieme, sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Non è  una speranza immediata. È un richiamo alla responsabilità, un invito a svegliarsi da anni di abitudine alla mediocrità. La città si costruisce tutti i giorni, con le mani, con gli occhi e con il cuore. Trentola Ducenta può ancora diventare un luogo dove la cultura, la socialità e il rispetto per lo spazio pubblico non siano eccezioni, ma regole silenziose e preziose della vita quotidiana.

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